Parco Marino di Ang Thong, Thailandia. Il paradiso a 500 metri da terra

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Parco Marino di Ang Thong. Ko Samui, Thailandia: 42 isole disabitate e incontaminate, per la maggior parte formate da montagne calcaree ricoperte di una folta vegetazione verde che s’innalzano fino a 500 metri sopra il livello del mare. Non c’è da stupirsi se questo luogo selvaggio ispirò il best seller di Alex Garland The Beach, il cui omonimo film con Leonardo di Caprio fu invece girato nei pressi di Pucket. 

102 km quadrati in cui la sconfinatezza del mare lascia di tanto in tanto posto a qualche isola sperduta e paradisiaca a solo un paio di ore di distanza dalla grande e caotica isola di Ko Samui, in cui molti edifici sembrano essere stati costruiti per compiacere le migliaia di turisti da tutto il mondo che, arrivando, si aspettano di trovare Mc Donalds e Starbucks affianco ad un’iconica spiaggia bianca di cocchi e palme.

Il fatto che Ang Thong sia un parco marino implica l’assenza di mezzi pubblici o individuali con il quale raggiungere le sue meravigliose isole. Per visitarlo è necessario quindi ripiegare su una escursione organizzata: quell’invenzione che mi ricorda molto l’atmosfera dei villaggi turistici, per cui una mandria insensata di turisti ‘all’avventura’ vengono presi in ostaggio da un tizio che ad un microfono alterna spiegazioni turistiche a battute – che poi chissà quante volte le avrà ripetute nella sua vita poverino – convinti del fatto che le persone debbano essere intrattenute sempre e comunque.

Schermata 2013-05-20 a 13.32.31Alla fine però penso che ‘sono venuta fino in Thailandia, non posso perdermi questa meraviglia. L’uomo col microfono non avrà la meglio‘. Entriamo in una decina di agenzie turistiche di Koh Samui per trovare il prezzo migliore per l’escursione che comprende tutto, e anche di più: viaggio in traghetto, con pranzo servito a bordo, arrivo sull’isola di Ang Thong, un’ora a disposizione per raggiungere i viewpoint, trasporto verso un’isola vicina per visitare un lago verde e giro dell’isola in kayak, per dare quel tocco di adrenalina ad un’escursione organizzata a tavolino. Contrattazione dopo contrattazione ci convinciamo e ci prepariamo a partire la mattina successiva.

Schermata 2013-05-20 a 13.36.59Il viaggio tutto sommato è tranquillo, a parte il cuore che sobbalza di tanto in tanto per le onde e per il personale della nave che per passare da un piano all’altro si cala dall’esterno della nave. Certo, servirsi delle scale situate al fondo del piano è di fatto un’inutile perdita di tempo.

Arrivati sulla spiaggia dell’isola di Ang Thong, siamo liberi di scegliere tra una rilassante ora distesi al sole o una faticosa camminata in mezzo ad un ripido bosco abitato da simpatiche scimmiette, lungo il quale sono indicati tre viewpoint a 200, 300 e 500 metri, dal quale si gode una vista mozzafiato del parco marino. Dopo le raccomandazioni della guida sulla difficoltà del percorso, abbasso lo sguardo verso le espadrillas che porto ai piedi, lo rialzo per individuare la sommità della collina e, nonostante il timore di affrontare la scalata praticamente con della paglia ai piedi, mi avvio verso il primo view point. Ora, la scalata in effetti è faticosa, considerando anche il grado di umidità all’una del pomeriggio, ma la corda legata di albero in albero è un’ottimo supporto per affrontare la ripida salita.

200 metres – First view point

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300 metres – Second view point

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L’ultima parte del percorso, quella dai 300 ai 500 metri, è decisamente la più ardua. Niente più alberi attorno, niente più bosco né sentiero sotto i piedi. Solo una distesa di pietre così ripida che si è costretti a proseguire a gattoni. La corda, quella sì, c’è ancora, l’unico appiglio tra la cima della collina davanti e il vuoto che termina nel mare alle spalle. Davanti a me vedo una giapponesina sulla cinquantina con un foulard in testa per ripararsi dal sole che avanza lentamente e penso subito ‘se riesce a salire lei, posso salire anche io. E anche con un passo un po’ più spedito‘. Tra me e me penso anche che la cosa divertente sarà la discesa.  

Arrivata in cima dimentico la scalata, gli alberi, le scimmie, le mie espadrillas mezze distrutte e perfino l’uomo con il microfono. Alzo gli occhi e guardo la meritata ricompensa: sotto una distesa di mare blu interrotto da tratti di folte isole verdi, sopra la tinta del cielo, di un azzurro più chiaro, che ogni tanto lascia spazio a soffici nuvole bianche.  

500 metres – Third and last view point

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La discesa, tra assetto stile bob in montagna e la continua fiducia riposta in casuali rami degli alberi intorno per avere una parvenza di stabilità, finisce per il meglio. Per me, e anche per la giapponesina.

Procediamo verso l’isola di Ko Mae per la visita ad un lago di colore smeraldo che si raggiunge dopo una salita, ma questa volta composta da alti e larghi scalini addirittura forniti di passamano per i più tramortiti dalla scalata precedente.

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Ed eccoci arrivati alla parte ‘adrenalinica’ della gita: il giro dell’isola con i kayak. La ‘guida’ thai inizia il percorso senza preoccuparsi più di tanto che le persone dietro di lui riescano a stargli dietro, anzi direi che non se ne preoccupa affatto. Devo ammettere però che questo è un dettaglio molto divertente, tra kayak impigliati nelle rocce, persone che prendono continue testate passando sotto le grotte e coppie che litigano mentre cercano di coordinare la navigazione.

In tardo pomeriggio il traghetto riparte verso Ko Samui e alla fine, nonostante il tizio con il microfono, i minuti contati e i kayak, devo dire che il Parco Marino di Ang Thong è un luogo meraviglioso, che vale la pena di visitare.

Cheers!

 

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