Christiania: città libera e esperimento sociale a Copenaghen

Have Fun. Don’t Run. No Photos.

Immaginate di vivere in una società in cui queste sono le uniche tre regole da rispettare. Bene, ora potete smettere di immaginare, andare a Copenaghen, scendere alla fermata della metropolitana Christianshavn ed entrare a Christiania, un quartiere che comprende il Green Light District, un’area in cui queste tre semplici regole sono l’unica imposizione.

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A dire il vero, Christiania non è un semplice quartiere, ma una vera e propria comunità autogestita occupata negli anni ’70 da un gruppo di hippie, che la proclamarono Fristad (Città Libera). Negli anni il governo danese ha cercato di sgomberare più volte questo quartiere, ma senza successo. Successivamente gli è stato riconosciuto la stato di “esperimento sociale” e dal 2011, da quando gli abitanti della comunità hanno riscattato il terreno, Christiania gode di uno stato semi autonomo e indipendente dal governo.

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Diciamo che gli abitanti hanno voluto mettere bene in chiaro l’autonomia della loro Città Libera, tanto che l’accesso all’area consiste in un arco con la scritta “Christiania” in entrata e “You are now entering the EU” in uscita. Giusto per ricordare che li dentro le leggi della Danimarca, e pertanto dell’Unione Europea, non valgono granché. 

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L’espressione più evidente di questa logica è Pusher street, una strada in cui l’hashish è ordinatamente sistemato sulle bancarelle e venduto liberamente, mentre le droghe pesanti sono categoricamente vietate. 

Anche se molti associano Christiania semplicemente alla libera circolazione di droghe leggere, questa comunità è molto di più: un vero e proprio esperimento sociale. Christiania si regolamenta attraverso l’autogestione ed esistono oltre cinquanta collettivi che gestiscono asili, attività culturali, musicali, teatrali e di artigianato, rendendo questo villaggio alternativo un luogo interessante dal punto di vista turistico, ma soprattutto culturale.

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In linea con alcuni pensieri critici degli hippie degli anni ’70 nei confronti della vita dei Paesi occidentali, la circolazione di automobili è assolutamente vietata. Pertanto è interessante vedere gli abitanti spostarsi in sella a biciclette riassettate o a carretti riadattati a veicoli a pedali usando materiali di scarto: un piacere per gli occhi oltre che un beneficio per l’ambiente!

Camminando per le strade di Christiania si incontrano bar all’aperto, musei, spazi in cui sono esposte opere artistiche di vario genere e negozi particolari. La costante di tutte queste cose sono i colori. Colori vivaci che escono dai murales che sostituiscono i muri grigi delle nostre città o dalle statue sistemate qua e la e costruite con oggetti e materiali riciclati. Andando un po’ oltre Pusher street si incontrano edifici con case destinate alla comunità, asili e attività comunitarie. 

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Così, quando si finisce la visita, si esce inevitabilmente con un’idea diversa da quella che si ha in testa quando si entra. Ci si chiede perché ci sia la convinzione diffusa che la concessione di libertà eccessive porti necessariamente caos e distruzione all’interno di una società. Se Christiania può insegnare qualcosa, è che dalla libertà di organizzarsi secondo un pensiero diverso da quello universalmente riconosciuto come “giusto” nella maggior parte del mondo, non nasce solo la legalizzazione delle droghe leggere, ma nascono per esempio attività che valorizzano la comunità piuttosto che le imprese economiche private, luoghi di aggregazione che coinvolgono la comunità, opere di valore artistico e iniziative culturali rilevanti.

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Certo, si potrebbe ribattere che tutto questo è bellissimo, ma che è un modello di comunità utopico che mai si potrebbe applicare nel mondo reale. Tuttavia Christiania continua per la sua strada da più di 40 anni. Quel che è sicuro è che rappresenta un’attrazione turistica imperdibile a Copenaghen e un luogo interessante dal punto di vista sociologico e culturale.

Cheers! 

 

3 pensieri su “Christiania: città libera e esperimento sociale a Copenaghen

  1. Massimo

    Ho alcuni dubbi che si tratti di un luogo utopico. I suoi abitanti l’hanno occupata con un atto ispirato da una logica anarchica, ok, lo accetto. Ma allora perchè ora proibiscono agli altri perfino di correre? (per non parlare del divieto di fotografare). Perchè individui bendati? Quali regole hanno vigore lì e chi le ha stabilite? E se mi aggrdiscono chi difende i miei diritti? Eccetera eccetera.

    1. Giulia

      Avranno pensato che in un lug dove non si corre, dove tutto e calmo, si possa creare meno caos e quindi più tranquillità…per le foto loro non vogliono che si crei business, lo scrivono specificamente. Alla fine ci sta che in una società anarchica si creino delle “regole” interne decise dal buon senso dei membri dela comunità che la forma, non credo abbiamo leggi poi così dure o strane…

  2. Anarchy

    Se queste realtà fossero maggiormente conosciute sarebbe un grande aiuto per ricordare all’essere umano di essere dotato di una Coscienza unico strumento indispensabile per vivere in comunità ma che viene costantemente sedato.anarchia non è utopia

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