Ho sempre voluto imparare lo spagnolo

Una delle cose che mi affascina nella stessa misura di fare un viaggio, è imparare una lingua. Se è vero che le parole sono la modalità più immediata con cui comunichiamo, allora la lingua dice molto anche sulla cultura e le tradizioni di un Paese. Per dire, in thailandese “grazie” ha un’importanza sostanziale, così sostanziale che cambia la desinenza finale se a pronunciarlo è un uomo o una donna.

Nonostante questa cosa dell’anglo-centrismo effettivamente faciliti le comunicazioni tra persone che non parlano la stessa lingua, oltre ovviamente ad averci fatto dimenticare la nostra di lingua, per cui ora scheduliamo le riunioni invece che programmarle, arriviamo asap invece che appena possibile e diamo feedback invece che riscontri. Ecco dicevo, nonostante ormai l’inglese abbia ridotto le distanze, io detesto arrivare in un Paese e dare per scontato di dover comunicare in inglese quando invece posso imparare qualcosa di nuovo, fossero anche solo due parole. Ok, non potrò mai arrivare a Oslo e pronunciare in un perfetto norvegese qualcosa come “mi scusi, mi sono persa, dove si trova la fermata della metro più vicina? Tra l’altro oggi è una bellissima giornata, non trova? Sono le 15 e non è ancora buio”. Tuttavia cerco sempre di uscire dalla “comfort zone” dell’inglese e avere in saccoccia almeno un buongiorno, un grazie e un arrivederci nella lingua del Paese in cui mi trovo, da sfoderare al momento opportuno.

E poi imparare una lingua è bellissimo. Tipo che se dopo il lavoro di avere un blog, scrivere tweet e caricare foto su Instagram qualcuno inventasse anche un simil-lavoro per cui bisogna studiare le lingue per tutta la vita, io mi candiderei al volo.

E invece niente. Nonostante io abbia sempre avuto un debole per lo spagnolo, ho imparato solo l’inglese e il francese. Eppure ho ricordi lontani del mio desiderio di imparare lo spagnolo. Almeno fin da quando:

“Mamma non posso imparare lo spagnolo al posto del francese?”

“Ma a cosa ti serve?”

“Mah, non so, azzardo: lo parla mezzo mondo?”

“Sì, ma nel mondo del lavoro serve a poco, meglio il francese o il tedesco”.

Il tedesco MAI. Amo lo spirito e la cultura dei Paesi mediterranei e il tedesco è l’anti mood mediterraneo. Scelsi il francese.

Per anni l’unico spagnolo che sono riuscita a pronunciare è quello che si impara d’estate. Un repertorio che è fondamentalmente riconducibile alla necessità di soddisfare i bisogni primari vacanzieri: “donde està la playa?” “una cerveza por favor” “otra cerveza por favor” ”Desculpe, la cuenta”. Per il resto ho sempre fatto affidamento su un filone linguistico che molti italiani pensano essere effettivamente spagnolo: l’itagnol. Ne ho scoperto l’esistenza durante l’erasmus a Parigi, quando un amico di Malaga mi disse che parlare italiano aggiungendo la S alla fine di tutte le parole non era esattamente come parlare spagnolo.

E dire che nel corso degli anni ci ho anche provato a iscrivermi a un corso di spagnolo, ma tutti i miei tentativi sono stati fallimentari. I motivi sono vari: le classi dei corsi del comune sono nelle scuole elementari più fuori mano della storia, i posti si esauriscono mesi prima, le lezioni private costano troppo e spesso le lezioni non si incastrano con gli orari di lavoro. Insomma, tutte credibilissime, nonché socialmente accettabili, scuse

Questo fino al ritorno da un viaggio in Guatemala, quando ho deciso che era inconcepibile che due popoli con una lingua così simile dovessero comunicare in una terza lingua: l’inglese (sempre lui). E così ho deciso di rimediare iscrivendomi a un corso di spagnolo online con Babbel, una piattaforma per imparare lingue (ce ne sono 13) che permette di esercitarsi con i propri tempi. La cosa bella fondamentalmente è che non ho più scuse. Le unità didattiche sono brevi e c’è una voce che indica la corretta pronuncia di parole e frasi, che poi posso ripetere attraverso un microfono. 

Grazie all’app poi, posso fare le lezioni ovunque. Prendete un giorno in cui arrivate all’appuntamento con un’amica che, come al solito, è in ritardo. Ora, invece che iniziare a mandare messaggi di sollecito in modo compulsivo, condividere la posizione su whatsapp nella speranza che diminuisca il tempo di attesa o fare telefonate casuali per fingersi impegnati mentre si ciondola in mezzo a un marciapiede, posso accedere a Babbel e occupare il mio tempo imparando lo spagnolo.

Che poi Babbel è anche un’app a modino. Volete mettere tra un’amica in ritardo e una voce che ti accoglie con un caloroso “È un piacere rivederti, Francesca!”. Ecco, poi l’attesa comunque non è che si riduce automaticamente e con qualcuno bisognerà pur prendersela: ed è subito “Sfida quotidiana” con Babbel. 

Babbel_spagnolo

 

Hasta pronto! (questa è la prova che ho terminato almeno la lezione 1: quella sui saluti)

 

 

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