Istanbul: tre giorni, due continenti, una città – Sultanahmet tra moschee e profumi d’oriente

Istanbul. Sultanahmet è la Istanbul che ti sei sempre immaginato, quella orientale e tradizionale, con le sue moschee, i richiami alla preghiera che scandiscono la giornata, i palazzi di sultani a capo di regni lontani nel tempo, i profumi di spezie e i kebap mangiati per la strada. Se lo skyline di Beyoglu è riconoscibile dal profilo dei palazzi rettangolari e dall’appuntita Torre Galata, Sultanahmet è un susseguirsi di tondeggianti moschee che trascinano subito in un’atmosfera più araba.

Spostarsi da una zona all’altra è comodo grazie alla Istanbul Ulasim, una metropolitana a tratti in superificie, che ferma vicino alle principali attrazioni turistiche e che costa 3 lire a corsa. 

Sultanahmet Camii - La Moschea Blu

Sultanahmet Camii – La Moschea Blu

La moschea-simbolo di Istanbul è la Sultanahmet Camii -’camii’ in turco significa moschea – anche conosciuta come Moschea Blu per via del colore delle piastrelle che decorano i muri interni. Il primo giorno arriviamo proprio durante il momento della preghiera, durante il quale la moschea non è accessibile ai turisti. Il giorno dopo ritentiamo e, dopo aver tolto le scarpe ed essere entrati, ci ritroviamo a camminare sopra un vasto tappeto rosso circondati da muri e cupole ornate di mille colori. In un angolo la sezione di preghiera dedicata alle donne. L’atmosfera della moschea, ma soprattutto la piazza in cui è situata, ti fa dimenticare per un istante di essere in Europa. La moschea è circondata da molte palme, qualche angolo di prato ornato di fiori colorati, qualche fontana e alcune panchine in pietra per riposare le gambe stanche dopo una giornate di visite turistiche. 

Hagia Sophia

Hagia Sophia

Proprio di fronte alla moschea si trova Hagia Sophia, nata come basilica ortodossa, diventata poi moschea e ora utilizzata come museo. L’edificio è un capolavoro dell’architettura bizantina, caratterizzata da una grande cupola decorata. La struttura e il colore rosseggiante la rendono ancora più bella e arabeggiante della Moschea Blu. 

A completare questa magnifica piazza di antiche meraviglie, c’è la Piazza dell’Ippodromo. Chi, arrivando, si aspetta di trovare un ippodromo resterà deluso, un po’ come quel momento nella vita in cui si realizza che in Place de la Bastille a Parigi non c’è la Bastiglia (che chiaramente fu “presa” qualche centinaio di anni fa), bensì una colonna.

Ippodromo di Costantinopoli

Ippodromo di Costantinopoli

In effetti, in epoca romana, il suolo della piazza dell’Ippodromo era usato per le corse dei cavalli, ma ora è semplicemente un museo a cielo aperto, in cui sono ancora visibili alcune opere. Le due opere più importanti sono l’Obelisco di Teodosio, originariamente appartenente al faraone Tutmosi III e poi fatto trasportare dall’Egitto a Istanbul dall’imperatore romano Teodosio I, e la Colonna Serpentina, conosciuta anche come Tripode di Delfi e fatta trasportare dalla città greca di Delfi a Istanbul dall’imperatore Costantino. E’ sorprendente pensare come di fronte a sole due opere d’arte sia possibile ripercorrere e rivivere la storia di tre regni e popoli diversi, quello romano, quello greco e quella ottomano. D’altronde anche allontanandosi da obelischi e colonne di pietra di tempi andati, Istanbul, a distanza di 2000 anni, mantiene ancora oggi questa grande caratteristica di incontro e fusione, specchio di una cultura ricca e affascinante.

Cisterna Basilica

Cisterna Basilica

Sempre nei dintorni visitiamo la Cisterna Basilica, ancora oggi la più grande cisterna mai costruita ad Istanbul e sorta durante il periodo più prospero dell’Impero Romano d’Oriente. Scendendo una rampa di scale in pietra ci si ritrova nel buio della cisterna, grande come un interno palazzo e colmo di file di colonne decorate conservate benissimo. Il riflesso delle poche luci che illuminano la cisterna sulla superficie dell’acqua rende l’atmosfera di questo luogo molto affascinante.

Conclusa la prima parte del lungo tuffo nel passato di Istanbul, torniamo verso la piazza di fronte al porto in cerca di qualcosa da mangiare. Ci sediamo in un ristorante con i tavolini fuori con una gran voglia di ordinare un kebap, il primo del viaggio!

Kebap and Yogurt for lunch!

Kebap and Yogurt for lunch!

Guardandoci attorno notiamo che la maggior parte delle persone ordinano una bibita in un barattolo di plastica bianco e blu, che shekerano, aprono e poi bevono con una cannuccia. All’inizio penso che sia un tè freddo o un succo – d’altronde anche gli inglesi hanno strane abitudini riguardo alla bevanda che accompagna i pasti. Scopro invece che dentro al barattolo c’è dello yogurt, solo molto più liquido rispetto al nostro e che loro bevono come se fosse coca cola.

Tu cosa prendi?

Mah, il solito kebap e yogurt“.

Mentre cerco di abituarmi al fatto che questa sia una conversazione perfettamente normale per la maggior parte della gente seduta vicino a me, senza pensarci due volte, ordiniamo kebap e yogurt anche noi! Contrariamente ad ogni aspettativa, devo dire che i due sapori si accompagnano perfettamente – provare per credere! 

Lasciati i palazzi e il kebap, dedichiamo il pomeriggio ad un’altra grande icona legata all’oriente: i bazaar. A Sultanahmet i due principali sono il Gran Bazaar e lo Spice Bazaar. Mentre camminiamo per raggiungere il Gran Bazaar sento nuovamente quella sensazione di sovraffollamento che pensavo appartenesse solo alle grandi strade principali di Istanbul. Inizio istintivamente ad accelerare il passo nel tentativo di raggiungere un punto in cui sia possibile passeggiare senza essere sballottolata da una parte all’altra, ma alla fine devo rinunciare e abituarmi a perdermi di continuo tra la folla. Il Gran Bazaar è uno dei più grandi e antichi del mondo e vi si accede attraverso due archi. L’interno del bazaar è oganizzato per tipologia di beni venduti ed è costantemente attraversato da una marea di gente. Contro ogni aspettativa però noto che i negozietti all’aperto sono molto più numerosi rispetto alle bancarelle e ognuno è disposto in modo molto ordinato, il che allevia leggermente il caos creato dalle persone. Gli oggetti che si trovano sono per la maggior parte commerciali e, a dire la verità, non si fanno grandi affari.Bazaar

Subito dopo ci dirigiamo verso lo Spice Bazaar, il mercato delle spezie, dove ci lasciamo trasportare dai profumi e dai colori provenienti dalle bancarelle che espongono dolci e spezie di ogni tipo donando un’immagine e un’atmosfera molto suggestiva.

La visita alla zona di Sultanahmet termina con l’imperdibile Palazzo di Topkapi, un’immenso edificio che è stato la residenza ufficiale dei sultani ottomani per 400 anni. All’interno ci si perde tra le decine di cortili, colonne e ulteriori residenze dalle pareti decorate di mille colori d’oriente, nelle quali sono custoditi armi e oggetti preziosi di proprietà dei grandi uomini del passato, tra cui un diamante gigante appartenente ad una delle mogli del sultano. Il palazzo nel suo complesso è molto ampio e spesso c’è molta coda per entrare, quindi consiglio di programmare la visita di mattina presto. 

Dopo l’immersione in storia, moschee, cisterne, profumi, colori d’oriente, e kebap accompagnati da barattoli di yogurt, sono pronta per scoprire un ulteriore volto di Istanbul: il porto, il ponte Galata e il Bosforo, ovviamente nel prossimo post! Non perderti la galleria di foto completa di tutti i viaggi su http://pinterest.com/neverlandblog/.

Cheers!

 

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