Travel blogger o viaggiatore? Il mio proposito per il 2014

Ho sempre ammirato (ve bene, forse “invidiato” è il termine corretto) le persone che fanno della propria passione un mestiere. Un medico viene pagato per curare altre persone, un architetto per progettare spazi ed edifici, un cantante per cantare, un maestro di snowboard per insegnare ad andare in snowboard. Molte persone vengono effettivamente pagate per fare ciò che le appassiona. Tuttavia, ci sono passioni che non possono essere trasformate in un lavoro, perché quando accade, perdono il senso iniziale, vengono snaturate del loro significato più profondo e cambiano prospettiva: il viaggio è una di queste. Ho sempre vissuto il viaggio come una delle poche libertà assolute che ci sono ancora concesse, un’esperienza di scoperta, di incontro, di luoghi in cui siamo liberi di essere chiunque, al di là della carta d’identità e della rappresentazione di noi stessi che il tempo e la società nella quale ci troviamo a vivere stabilmente hanno creato. Viaggiare è l’unico modo per porsi a nudo aperti verso il mondo, per confrontarsi con esso senza pregiudizi o aspettative.

Quando ho deciso di aprire un blog di viaggi, l’ho fatto perché riguardare sognante gli album fotografici dei miei viaggi non mi bastava più. Avevo bisogno di trovare un modo per cristallizzare non solo i luoghi, ma le sensazioni che emanano, le riflessioni che generano, le sorprese che riservano quando si ha la curiosità di deviare dalla strada indicata e, di conseguenza, dalle guide turistiche. Le parole in questo caso sono sempre la via migliore e, nonostante mi rendo conto che non avrò mai le proprietà linguistiche di Calvino o l’abilità narrativa di Tabucchi, ci ho provato lo stesso a scrivere dei miei viaggi. Perché il racconto di un viaggio non si limita ad un elenco di attrazioni (per quello ci sono le guide), ma significa saper dare indicazioni su luoghi nascosti scoperti per caso, che aiutino altri viaggiatori curiosi a vivere fino in fondo anche la cultura, le tradizioni e le tipicità di un luogo.

Non nego che per un periodo ho anche pensato di diventarlo, un travel blogger. Pensavo “se c’è qualcuno che mi paga per viaggiare intorno al mondo, perché non provarci?”. Ci ho provato, nonostante mi sembrasse troppo bello per essere vero. Doveva esserci la fregatura da qualche parte. E infatti, affidandomi ad un tocco di cinismo “se una cosa sembra troppo bella per essere vera, probabilmente lo è”.

Per carità, se domani mi proponessero di partire, esplorare una parte di mondo per poi scrivere quello che ho trovato, e mi pagassero per farlo, non esiterei un momento ad accettare. I travel blog però non funzionano esattamente così, anzi, direi che funzionano proprio al contrario. La parte della “scoperta” non è assolutamente contemplata. Molti travel blogger (non tutti) sono “pedine” nelle mani di aziende e strutture turistiche in cerca di pubblicità. Dunque, se tanto mi da tanto, i travel blog sono utili alle aziende, più che ai viaggiatori, che invece troveranno informazioni solo sulle strutture e sui percorsi di chi ha investito economicamente per farsi conoscere. Un po’ come se i giornalisti non fossero pagati dalla testata per la quale scrivono, ma scrivessero notizie solo su chi li paga per scriverle. Ecco, un vero casino.

La pratica più esilarante però è sicuramente il BLOG TOUR: una sorta di tour organizzato stile anni ’90, reflex alla mano, zainetto in spalla e… tutti sul pulmino! Una decina di persone che vengono prese in ostaggio per alcuni giorni e che vengono trasportate in giro in gruppo su un percorso prestabilito. Tutte e dieci. Ora voglio dire, ma un’area geografica o una regione raccontata sulla base di dieci percorsi tutti uguali, con le stesse attrazioni, gli stessi ristoranti e le stesse strutture vissuti nello stesso momento, sono davvero così utili ai viaggiatori? Io, da viaggiatrice, cercherei diverse esperienze su come vivere un luogo, per poi farmi un’idea di cosa preferisco fare. Strutturato in questo modo, un blog tour è più simile ad una gita organizzata in cui si mangia nei ristoranti convenzionati (ma che non necessariamente sono i migliori o i più tipici) e che propongono una tipologia di turismo che lascia poco spazio per vivere un luogo fino in fondo, con tutte le sue tradizioni, percorsi alternativi e imprevisti. Un’informazione turistica creata per le strutture e un turismo che non dà niente in più della lettura serale di un atlante o delle informazioni impartite da un’audioguida in un museo. Io preferisco continuare a perdermi tra le vie delle città, sbagliare autobus di tanto in tanto e conoscere persone a caso incontrate durante il mio girovagare senza un percorso prestabilito da me o da altri.  

Non ho niente contro a chi ha posto come obiettivo del proprio blog quello di monetizzarlo in questo modo, per carità, è un lavoro. Appunto, un lavoro. Purtroppo mi sono resa conto che per me viaggiare è davvero una passione e imprigionarla nelle logiche commerciali, per ora, non mi interessa. Mi interessa fare informazione, più che promozione mascherata da informazione disinteressata.

Dunque, il mio augurio a me per il mio 2014 è in linea con un vecchio tormentone pubblicitario “il vero sballo è dire no”. Ho pensato che no, non mi interessa trasformare il viaggio, un’esperienza così ricca e gratificante, in un lavoro. Che no, non ho voglia di farmi dire da altri dove andare, dove mangiare, dove dormire e a che ora devo fare tutte queste cose, per poi tornare e scrivere che il viaggio è stato bellissimo e che ho conosciuto un sacco di persone meravigliose che prima conoscevo solo online. Perché quello che mi dà un viaggio vero supera di gran lunga quello che posso ricavare da una recensione di un hotel a 4 stelle che molto probabilmente è anche in offerta su Groupon.

Un grande scrittore e viaggiatore come Tabucchi, quando qualcuno gli chiese che tipo di viaggiatore fosse, ha risposto “Un viaggiatore che non ha mai fatto viaggi per scriverne, cosa che mi è sempre parsa stolta. Sarebbe come se uno volesse innamorarsi per poter scrivere un libro sull’amore”. 

Ho pensato che per il 2014 lascio ai travel blogger l’onore di viaggiare per lavoro, mentre io mi godo la libertà di rimanere semplicemente una viaggiatrice, continuando a condividere sul mio blog esperienze di viaggio per informare veramente il viaggiatore piuttosto che per promuovere le strutture. Perché è questo, secondo me, che dovrebbe fare un blog di viaggi.

Buon 2014!

 

12 pensieri su “Travel blogger o viaggiatore? Il mio proposito per il 2014

    1. Francesca Mc Closkey Autore dell'articolo

      Federica, grazie! :) Ad un blog tour non ho mai partecipato e si, esatto, non penso ci parteciperò neanche in futuro, sono troppo “rigidi” per me! Per il resto continuerò a scrivere di viaggi con la “farina del mio sacco”, come ho fatto anche per quasi tutti i post di VLC! Chi lo sa, magari in futuro ci saranno delle sponsorizzazioni turistiche che lasciano più carta bianca al viaggiatore per decidere indipendentemente come strutturarsi il viaggio, e allora si che sarei in prima fila! :D

  1. elisa

    Complimenti vivissimi! Anch’io provo lo stesso tipo di invidia per chi viene pagato facendo ciò che piace..forse perché non mi piace il mio lavoro! Per quanto riguarda i viaggi,concepiti anche da me alla tua stessa stregua,la mia difficoltà maggiore consiste nel reperire i compagni di viaggio. .ma tu come vi riesci?io conosco solo avventure nel mondo che jo già sperimentato con successo,altrimenti,se volessi partire sola vome si fa??

    1. Francesca Mc Closkey Autore dell'articolo

      Grazie mille Elisa! In effetti ho la fortuna di avere amici e il mio ragazzo che amano viaggiare quanto me :) Comunque anche partire da sola è un’avventura assolutamente fattibile! In Thailandia e Indonesia ho visto molti ragazzi e ragazze zaino in spalla in viaggio da soli (e in Australia è lo stesso). Ti consiglio di decidere una meta, comprarti una buona guida, capire più o meno il tuo percorso e.. partire! Vedrai che per la strada conoscerai tantissime persone! Un viaggio in solitaria spaventa un po’, ma credo anche che sia un’esperienza da provare ;)

  2. viaggi e baci

    Ti ho scoperto grazie al commento che hai scritto sul mio blog e … Si!, hai ragione: non sei l’unica a pensarla così.
    Capisco quello che vuoi dire, perchè anch’io ho sognato per alcuni mesi di trasformare questa passione in un lavoro, finchè mi sono accorta che diventando un lavoro avrebbe assunto anche tutti gli obblighi e i compromessi del caso. Inoltre c’era il discorso social media, visibilità e compagnia bella che, vissuti con l’ansia da tweet, x me sono un incubo più che una passione. Quindi ho fatto dietro front lasciando lo spazio a quei travel blogger – alcuni dei quali li ho conosciuti di persona e li stimo pure – che sono disposti a tutto ciò pur di farsi un week-end fuori a gratis.
    Certo viaggerò meno e dovrò fare grossi sacrifici per farlo, non sarò mai una tweet star, non scalerò le classifiche di questo e quel sito, non sarò pappabile per le agenzie di comunicazione, ma sai che ti dico? CHI SE NE FREGA …
    Viaggerò dove voglio, con chi voglio e quando voglio. Visiterò ciò che mi interessa, mi fermerò due ore a parlare con uno sconosciuto in un negozio, salterò quel museo per starmene in silenzio davanti al tramonto e se alla fine tutto ciò mi ha lasciato qualcosa … beh! cercherò di trovare le giuste parole per condividere quell’emozione con quei quattro folli-di-viaggio che di tanto in tanto dedicano un po’ del loro tempo a leggere il mio blog. Altrimenti me ne andrò a letto stringendo un libro tra le mani e sognerò grazie a chi le parole sa usarle molto meglio di me …
    Un caro abbraccio e buon 2014
    Monica

  3. Carlo Marchesi

    Quello che scrive conferma il ricordo che ho di te a scuola, lo sguardo attento, curioso e indipendente, l’apertura al mondo, disponibile ma non ingenua. E forse un certo disincanto allegro. Credo che questi auguri che ti fai per il 2014 ti corrispondano bene e li sottoscrivo con piena convinzione.
    Carlo Marchesi

    1. Francesca Mc Closkey Autore dell'articolo

      Grazie Prof. per le sue parole e per aver condiviso il suo ricordo! Ho un bellissimo ricordo delle sue lezioni, ma anche della sua passione nel tentare di renderci sempre parte attiva e critica verso il mondo, a cominciare dai mitici “nulla dies sine linea” e il “diario di classe”.
      Un saluto

  4. Manuela

    Gran bel post! Sai che ci ho pensato spesso? Se il blog diventasse un lavoro, forse snaturerei il mio ideale di viaggio.
    Eppure io credo che volendo si può restare se stessi. Si può agire con professionalità. Che ne pensi? :)

    Ps. Viaggiatrice è molto meglio che travel blogger! :)

    1. Francesca Mc Closkey Autore dell'articolo

      Grazie per il commento Manu!! :) Hai ragione, la professionalità in questo caso conta molto. Quello che trovo difficile è riuscire a conciliare contenuti di qualità utili ai viaggiatori con il “lavoro” del travel blogger, che invece (chiaramente) viene pagato dalle aziende.

      E’ in questo senso che trovo un po’ difficile uscire dal circolo vizioso del conflitto di interessi per cui bisogna comunque essere “gentili” con le aziende che ti pagano per scrivere di loro.. Per cui alla fine esce un servizio più per le aziende che per i viaggiatori.

      Spero che comunque prima o poi si riesca a trovare un modo per cui sia il travel blogger a decidere quali strutture e territori promuovere a seconda del proprio stile di viaggio, senza dover deviare il proprio giudizio solo per guadagnare a tutti i costi. In questo modo ci sarebbe un’informazione più differenziata anche per i viaggiatori!

      Ps. Concordo, viaggiatrice forever! :)

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