Weekend a Praga. O meglio, un weekend autunnale di fine maggio a Praga

Weekend a Praga. E’ un sabato mattina e l’aereo atterra in orario all’aeroporto Praha-Ruzyne. La porta dell’aeromobile si apre e un vento pungente ci accoglie nel rigido autunno ceco. Tutto nella norma, se non fosse che siamo a fine maggio e che questo clima autunnale è lo stesso che ci siamo lasciati alle spalle un’ora fa, partendo da Milano. L’aspetto positivo è che almeno questa continuità meteorologica ha attutito il trauma da brutto tempo, quello che ti assale quando lasci il sole per la pioggia o quando vedi la foto di due piedi scalzi in riva al mare, mentre tu, se alzi lo sguardo dallo schermo del computer e lo rivolgi alla finestra, altro non vedi che acqua a secchiate. 

DALL’AEROPORTO AL CENTRO DI PRAGA. Il modo più semplice ed economico per raggiungere il centro di Praga dall’aeroporto, è quello di prendere l’autobus 119 che, in soli 20 minuti, porta al capolinea della linea A della metropolitana. Compriamo quindi un unico biglietto al prezzo di 32 corone (circa 1,3 euro) valido per 90 minuti, nei quali si può utilizzare sia la metropolitana che i mezzi in superficie.  

Schermata 2013-05-28 a 15.11.13Dopo quattro fermate, scendiamo a Mustek, saliamo le scale, imbocchiamo la prima strada che l’istinto suggerisce ci avrebbe portato da qualche parte e dopo pochi metri ci ritroviamo nella grande piazza di Vàclavské Namesti. Il perimetro della piazza è delimitato da file di bancarelle fisse in legno che cucinano piatti tipici e spillano birre scure, birre al mirtillo e chissà cos’altro. E’ quasi l’una, il profumo dei succulenti cibi dell’est suscitano in noi un leggero languorino e infondo il check-in dell’hotel può aspettare. Uno degli aspetti della tradizione di un altro Paese che proprio non riesco a trascurare, è la cucina. Passione che si traduce spesso in problema, per la mia linea intendo, ma in realtà nel tempo ho imparato a organizzarmi: tanti piccoli pasti durante la giornata e, se si è in due, scambio dei piatti a metà pasto sono due tecniche indispensabili. Ancora spaesati e stanchi dal viaggio, ci facciamo ingannare dai cartelli scritti in ceco che mostrano i prezzi al grammo e non a porzione. Così prendiamo un piatto di prosciutto di Praga e un pancake di patate fritto con crauti. Pasto ottimo, ma i prezzi sono fin troppo alti, le stesse cose si trovano in altre zone della città a prezzi inferiori.

Appoggiati gli zaini in camera ci avviamo verso la famosa piazza della città vecchia: Staromestske Namesti. La piazza è molto ampia e noto che ogni singolo edificio è di una bellezza straordinaria. Nel centro della piazza c’è un palco davanti al quale si è radunato un piccolo pubblico di cechi e turisti. Ci fermiamo anche noi per qualche istante, incantati dalle canzoni tradizionali e dalle danze a tempo di musica di alcune ragazze vestite con gli abiti tipici. La cornice dello spettacolo è migliore di qualsiasi scenografia ed è composta dalle chiese e dagli edifici attorno. Alle spalle del palco la Chiesa di Santa Maria di Tyn con la sua aria cupa e grottesta, sulla sinistra le cupole azzurre della Chiesa di San Nicola, mentre dall’altro lato risalta l’imponente torre del Municipio della città vecchia, la cui parete in pietra ospita l’affascinante orologio astronomico medievale, uno dei primi progettati e costruiti durante il XIV e XV secolo.

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Lasciamo la piazza e ci inoltriamo per le ondulate e strette strade in pietra che portano verso il fiume. Già, perché ogni città gotica a grottesca che si rispecchi ha un fiume, tante chiese appuntite e un castello. E Praga di castelli ne ha addirittura due. Passiamo sotto all’arco di una torre gotica situata proprio sulla sponda del fiume e cominciamo a camminare sul Ponte Carlo, costruito per la prima volta nel 1357, ma poi distrutto e riedificato più volte. La giornata piovosa, il cielo colmo di nuvole scure pronte a esplodere, le numerose statue in pietra che accompagnano la nostra camminata e il castello in lontananza, sulla cima della collina: ora comprendo come Kafka riuscisse così bene nell’intento di ricostruire atmosfere cupe ad inquietanti. Ad immedesimarsi un poco, l’atmosfera reale lascia ben poco all’immaginazione.

Ad occhio e croce, la statua più importante del ponte sembra essere quella di San Giovanni Napomunceco. Lo deduco dalla continua ondata di persone che si avvicina e ne tocca la lapide posta alla base. E in effetti, tornata a casa, scopro che è la prima statua ad essere stata posta sul ponte. La leggenda narra che porre la mano sulla sua lapide porti fortuna per i dieci anni successivi e garantisca il ritorno a Praga. A ravvivare l’atmosfera mistico-superstiziosa, ci pensano gli artisti che accordano violini e violoncelli ai bordi del ponte e i venditori ambulanti intenti a coprire e scoprire le bancarelle con un telo di plastica, ad ogni variazione delle precipitazioni. 

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Con i piedi di nuovo sulla terraferma, facciamo il nostro ingresso nel caratteristico quartiere Mala Strana, un susseguirsi di viette in salita e di chiese e poi di altre strade ciotolate in pendenza. Una fila infinita di scalini che si arrampica sulla collina ci conduce all’ingresso del castello, nelle cui mura è racchiusa la Cattedrale di San Vito. Proseguendo, passeggiamo per gli immensi giardini arroccati sulla collina, dai quali si gode una vista spettacolare della città, da cui si distinguono i tetti rossi delle case e le cupole azzurre delle chiese. Da quell’altezza si vede anche la ricostruzione in scala minore della Tour Eiffel costruita in occasione dell’esposizione universale, situata su Petrin Hill, la collina di fronte. Scendendo verso il fiume, la stessa scalinata che ci ha fatto patire la ripida salita, ci regala un delizioso spuntino, quasi per farsi perdonare. Ci fermiamo ad un baracchino incastonato nella roccia e prendiamo il dolce tipico ceco: il trdelnik - manicotto di boemia, in italiano – che ricordo di avere già mangiato a Budapest come dolce tipico ungherese con il nome di kürtőskalács. Da non perdere, nell’area del castello, il famoso Vicolo d’Oro, un’atipica e variopinta stradina composta da basse case colorate di tinte accese e che furono abitate da orafi.

Mala Strana

Mala Strana

The Castle

The Castle

Per cena ci avviamo a piedi verso il nove mesto, il quartiere nuovo, per soddisfare la nostra curiosità nella degustazione della cucina tradizionale. Arriviamo al U Fleku in via Kremencova, la più antica birreria di Praga, con birrificio annesso, tavoloni in legno, cucina tradizionale e ambiente informale. Ordiniamo un gulash e un arrosto di maiale. Mentre aspettiamo i piatti, i camerieri passano con vassoi pieni di pinte di birra Flekovsky – rigorosamente scura – prodotte dal loro birrificio e altri vassoi con bicchierini di Becherovka, un amaro ambrato a base di erbe che si beve sia come aperitivo che come digestivo. L’ottima carne è servita con pancake di patate e l’immancabile senape. La cena è accompagnata da un “artista di strada” che con la fisarmonica suona canzoni tipiche ceche, un po’ una forzatura turistica. Per una buona birra dopo cena, rimanendo in via Kremenkova si trovano molte birrerie dall’atmosfera rilassata dalle piccole dimensioni e non turistiche, per davvero.

Schermata 2013-05-28 a 15.46.19Tornati nello Stare Mesto, la zona antica, la camminata verso l’hotel viene interrotta dal suono di bonghi e tamburi proveniente dall’interno di un bar. Si tratta del DIVADLO DISKafé, il bar del Disk Theatre, il teatro dell’Accademia dello Spettacolo di Praga (DAMU). Appena oltrepassata la soglia, la calda atmosfera ci ha già coinvolto. Ordiniamo una birra media per 30 corone (poco più di un euro),ci sediamo su uno dei tanti comodi divanetti blu e ascoltiamo i ragazzi davanti a noi che improvvisano musiche ritmate. Ogni tanto qualcuno abbandona il suo strumento, ma subito viene rimpiazzato da qualcun altro che si inserisce nel gruppo e da continuità al ritmo. Ecco finalmente una bella scoperta nella fredda notte di Praga.

Il giorno dopo esploriamo Josefov, il piccolo quartiere ebraico tra negozi di lusso e sinagoghe. Camminando per vie del quartiere è impossibile perdersi la Vecchia Nuova Sinagoga, la Sinagoga Klausen, la Sinagoga Spagnola e il cimitero ebraico, quello del romanzo di Umberto Eco, il cui ingresso costa 10 euro. Di fronte ad una sinagoga una statua di un uomo senza volta che regge sulle spalle un uomo più piccolo. La statua è la rappresentazione di Kafka e del suo rapporto turbolento con il padre, realizzata dallo scultore ceco Jaroslav Rona

Schermata 2013-05-28 a 15.48.46Anche oggi il tempo non è dalla nostra parte e cerchiamo di farci largo tra le strade della città con il solo supporto di un piccolo e fragile ombrello tascabile nero, che si rigira ad ogni cambio di direzione del vento. Seppur soffrendo un po’, percorriamo il lungo fiume per raggiungere la Casa Danzante, un edifico singolare dalla forma ricurva, costruito al posto di un palazzo distrutto dalle bombe nel 1945. La pioggia non lascia molto spazio per un’attenta osservazione, così lo ammiriamo pochi minuti, lo immortaliamo con le mani tremanti e proseguiamo verso Vysehrad, il secondo castello di Praga incastonato nelle pareti rocciose che sovrastano il fiume Moldava. In realtà sarebbe più corretto dire che questo è il primo castello di Praga, ovvero quello da cui, secondo la leggenda, la principessa Libuse previde la nascita di una prospera città, che sarebbe poi diventata Praga. All’interno delle mura la Basilica di Pietro e Paolo e un grande giardino dal quale è possibile vedere l’atro castello. 

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Questa mattinata passata tra ombre e luci della storia passata e affascinanti leggende, non poteva che finire in modo altrettanto dignitoso: con una visita al festival della Birra di Praga. I volantini distibuiti in giro per la città e i cartelloni appesi alle fermate dei tram, parlano di questo evento come ‘l’evento gastronomico più grande della Repubblica Ceca‘, impossibile perderlo. Torniamo verso la piazza Vàclavské Namesti e prendiamo il tram 124 finché non arriviamo ad una grande costruzione che ospita fiere e esposizioni, ad un quarto d’ora dal centro. Passiamo affianco un paio di tendoni e alla fine troviamo quello giusto. Il grande tendone è arredato con una moltitudine di stand che offrono diverse tipologie di birra e nel centro grandi tavoloni in legno riempiono lo spazio, quasi del tutto vuoto. E’ solo l’una e forse le persone arriveranno più tardi. Ne approfittiamo comunque per gustarci l’ultimo pasto ceco, a base di stinco di maiale e bratwurst, il tutto accompagnato da un litro di birra, perché ‘a questo stand non facciamo mezzo litro, solo un litro‘, ci spiega in inglese la cameriera. Questo strano festival prende delle sembianze ancora più paradossali quando vediamo che una decina di persone con un completo da calcio entrano nel piccolo ‘campo’ con terreno in legno proprio nel mezzo del tendone e delimitato da due porte, che fino a quel momento non avevo nemmeno notato. Due persone sistemano gli amplificatori e un’altra persona prende in mano un microfono: fischia il calcio d’inizio e dà il via alla cronaca. Inizia così una partita di calcio amatoriale tra cechi neanche tanto in forma. In un tendone. Al festival della birra più grande di tutta la Repubblica Ceca. Mi sento confusa.

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Un poco disorientati da questa strana accoppiata di eventi e probabilmente anche dal litro di birra, ci avviamo verso la fermata del tram: è ora di andare in aeroporto, di lasciare le bellezze malinconiche di questa capitale e l’autunno ceco, per tornare a quello italiano di fine maggio.

Cheers!

 

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